La narrazione di sè ed il silenzio in Deleuze e Beckett
Il saggio s’interroga sullo statuto della parola, specie della parola poetica, attraverso l’interrogazione di due autori: Gilles Deleuze e Samuel Beckett. Per una maggiore ampiezza e completezza, si è ritenuto opportuno fare riferimento anche alle riflessioni di Michel Foucault, specie nell’ultima parte della sua produzione. La problematica dei limiti della parola è conficcata nel cuore della riflessione sia filosofica sia letteraria del novecento ed è sembrato utile mostrare la coerenza di un versante critico che ha fornito, seppur con strumenti profondamente differenti, una possibile risposta, radicale ma tuttora molto attuale. Si pensi alla vicinanza di Film, sceneggiato da Beckett ed interpretato da Buster Keaton, ripreso sul versante teorico da Deleuze in Critica e Clinica e l’ultimo film di Kim Ki-Duk, Ferro 3, nel quale è sempre la parola o la sua assenza ad essere fonte di liberazione individuale – o meglio di sottrazione ad un controllo esterno, ad un’individuazione limitante del possibile. Il percorso del saggio si snoda attraverso le opere del filosofo francese, specie in quelle che affrontano direttamente la letteratura ed approda alle opere minori di Beckett, focalizzandosi soprattutto su Textes pour rien.
| Titolo: | La narrazione di sè ed il silenzio in Deleuze e Beckett |
|---|---|
| Autore: | Carlo Cappa |
| Categoria: | Studi e Saggi |
| Rivista: | Testo e Senso n.7 (2006) |
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